alessandro ruzzier
   
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All’uomo che cammina lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città. Duecento passi mi dividono dal ponte di terra, legno e gusci fossili. L’odore delle officine si spinge nei campi fino alle cisterne a forma di torre. Sotto le scarpe le prime lamiere rammollite dalla ruggine. Odori di carta bruciata sulle sponde dei canali si incrociano con le traiettorie dei passi. La città di Nemeria infila il terreno e si propaga con un reticolo di fibre fino alla sua periferia. Ogni mattino gli abitanti escono dal suo nucleo fatto di involucri di cartone, celluloide, vetro, fili di rame e seta. Prima di intraprendere il tragitto verso i canali applicano sul corpo dei sensori sotto fasce di garza e di lana. Ogni anno, in questo periodo, vengo a Nemeria per osservare gli uomini che preparano il raccolto. Arrivati sui terreni fangosi cominciano a costruire le serre. Abbassano le chiuse e l’acqua nei canali lentamente comincia a salire. Alcuni preparano cesti con foglie di robinia e castagno. Gli abitanti di Nemeria sono sempre gli stessi, o meglio, lo stesso numero. Per ogni morte c’è una nascita. Questo fa sì che non servano nuove sedie, nuove scarpe, nuove lampade, nuove case. Ogni cosa a Nemeria è sempre stata la stessa. Lo stesso arco sorregge il balcone del municipio, lo stesso muro divide i giardini dalla centrale elettrica, la stessa salita conduce alla locanda in fondo alla piazza, gli stessi abiti invogliano dalle vetrine dei negozi. Nemeria nasconde un segreto: sotto la superficie su cui è stata costruita, la città si sviluppa in modo simmetrico. Per meglio intendere queste parole bisogna pensarla appoggiata su un lago. L’immagine riflessa compone la metà nascosta agli occhi. Nella città interrata vivono tutti coloro che non possono apparire fuori, quelli nati prima che qualcuno morisse, e quelli che non sono morti per lasciare posto ai nuovi nati. I pavimenti, le strade e ogni cosa sulla quale poggiano piede è ricoperta di sabbia, perché da sopra non si possano sentire rumori. Per questo chi vive sotto non può neanche parlare. Durante il periodo del raccolto gli uomini della città silenziosa mimano la calata delle chiuse e si sbracciano per comprimere l’aria in sembianze di foglie e giunchi. Ogni azione che accade sopra, nello stesso momento viene replicata sotto con perfetto sincronismo. Ora torna difficile comprendere dove la città custodisce il suo senso d’essere e quali sono le forze che governano il suo equilibrio. Se nella struttura emersa, dove azioni e geometrie ripetute in tempi regolari scandiscono ogni cosa, o piuttosto nella cavità sorda, dove l’errore, nascosto, non impedisce alle azioni di compiersi. A noi basterà dire che nella città di Nemeria ogni anno gli uomini costruiscono serre, e spingono l’acqua fino al limite degli argini, e intrecciano foglie. E che ogni anno ce ne sono tanti quanti l’anno prima.
All’uomo che cammina lungamente per terreni selvatici basterà aver desiderio d’una città.

NEMERIA - Alessandro Ruzzier, 2015

 

«La menzogna non è nel discorso, è nelle cose»
Italo Calvino, Le città invisibili

«All’uomo che cammina lungamente per terreni selvatici basterà aver desiderio d’una città».
Così inizia e finisce il racconto della città di Nemeria. Ne è autore Alessandro Ruzzier, che con questo lavoro si è avvicinato al linguaggio narrativo di Calvino, quello de Le città invisibili, studiandone la struttura compositiva e il processo combinatorio. Il progetto nato nel 2009 è stato appositamente rivisitato per questa edizione di Palinsesti. Ma già in passato con Una città parallela (1997) Ruzzier aveva dimostrato il suo interesse per questo scrittore. Elemento cardine di Nemeria è la menzogna. Il racconto è verosimile, ma la città non appare fra le 55 descritte da Marco Polo a Kublai Kan, come d’altronde la sua gemella, che si sviluppa specularmente nel sottosuolo. Lontano ricordo delle underground city, come Derinkuyu o Kaymakli in Anatolia. Le prove fornite sulla sua esistenza sono false, artefatte, ma così ingegnosamente costruite che Nemeria può essere vista, almeno nella mente di chi guarda, osserva, ascolta, odora (video, oggetti, materiali organici). La forza del metalinguaggio di Calvino e dell’ars combinatoria ritornano in Ruzzier a ricordarci che non è importante la verità, ma la forza della parola, da dove nascono le città invisibili, quelle che esistono e quelle che non esistono

Antonio Garlatti

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The man walking slowly through wild lands will just need to desire a city.Two hundred feet divide me from the bridge made of dirt, wood and fossil shells. The smell of factories expands up to the towering cisterns. Under the shoes, I can feel the first metal sheets softened by rust. The smell of burned paper on the drain banks cross the path of my walk. The city of Nemeria pierces the ground and spreads its fiber net up to the suburbs. Every morning, its inhabitants leave their nest of cardboard shells, celluloid, glass, copper thread and silk. Before taking off towards the drains, they apply some sensors over their body, under strips of bandage and wool. Every year, around the same time of year, I come to Nemeria to watch men getting ready for the harvest. Once they get to the muddy ground, they start building up the greenhouses. They open the sluice gates and the water starts rising slowly. Some of them build baskets with black locust leaves and chestnut leaves. The inhabitants of Nemeria are always the same, or rather the same number. For every death, there is a birth. Therefore, anything new, like chairs, shoes, lamps or houses, is unnecessary. Everything in Nemeria has always been the same. The same arc sustains the balcony of the city hall, the same wall separates the garden and the power station, the same rising road leads to the lodging at the bottom of the square, the same dresses eye from the shop windows. Nemeria hides a secret: the city develops symmetrically under the surface where it has been built. To better understand these words, we should imagine it laying on the water of a lake. The image mirrored on the water portrays the half hidden to the eyes. The city underground hosts those who cannot emerge, those who were born before someone else died, and those who refused to die in order to leave room for the newborns. Pavements, roads and every surface on which they walk is covered with sand, in order to silence any noise to the inhabitants above. For the same reason, those who live under the city cannot even talk. During harvesting time, the men of silent city mime how sluice gates are opened and struggle compressing air in shape of leaves and canes. Every action happening on the surface is replicated underneath at the same time in perfect synchrony. It is difficult for us to understand where lies the sense of its existence and which forces coordinate its harmony: whether it is on the surfacing city, where the actions and geometries repeat themselves regularly, thus marking time, or maybe in the hollow cavity, where mistakes, though hidden, let the actions to be fulfilled. We just need to say that, every year, the inhabitants of Nemeria build greenhouses, make water rise up to the borders of the banks and weave together leaves. Every year the number of inhabitants is the same.
The man who walks slowly through wild lands will just need to desire a city.

NEMERIA - Alessandro Ruzzier, 2015



«Falsehood is never in words; it is in things»
Italo Calvino, Le città invisibili

«The man who walks slowly through wild lands will just need to desire a city».
It is the opening and closing line of the tale on the city of Nemeria, written by Alessandro Ruzzier. His work approaches the narrative language of Calvino, the author of Le città invisibili (Invisible Cities), by analyzing his way of assembling and combining the structure of a text. The project began in 2009 and has been revised for this edition of Palinsesti exposition. The writer has already showed his desire of measuring up with Calvino’s writing in the tale Una città parallela (A parallel city) (1997).Falsehood is the key point of Nemeria. The tale is credible, although the city it describes does not appear in the 55 ones listed by Marco Polo with Kublai Kan, as well as the twin city developing symmetrically underground. It recalls underground cities, like Derinkuyu or Kaymakli in Anatolia. The writer proves the existence of the city with false, artificial evidences; however, they are so ingeniously assembled that Nemeria can be actually seen, at least from those who look, observe, listen, smell those evidences (videos, objects, organic materials). Ruzzier reintroduces Calvino’s power of metalanguage and the “art of Combination” in order to remind us that truth is not as important as the power of words, through which invisible cities can be created (both existing and not existing ones).

Antonio Garlatti

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