CONTINUO INFINITO PROVVISORIO

ALESSANDRO RUZZIER

Continuo infinito provvisorio mi ha portato dove non ho mai messo piede. Ho deciso, per questa volta, di liberarmi da ogni peso, di non voltarmi quasi mai. Quello che costituisce la mia biografia, che mi rende ciò che sono adesso, si spenderà nello spazio di un libro e di un progetto espositivo pensato ora, nel presente, per il presente.
Continuo perché è accaduto, accade, accadrà e continuerà ad accadere anche quando non esisterò più. Infinito perché la ricerca non è mai completa, perché un dio non l'ho ancora trovato. Perché l'universo è l'immagine della dissoluzione dello sguardo e, nello stesso tempo, ci offre punti d'appoggio, entità consistenti: pianeti, costellazioni, galassie. Provvisorio perché instabile come l'essere umano, perché accoglie le varianti infinite e imprevedibili della vita e la caducità dei suoi momenti.
Le immagini dell'universo e quelle del quotidiano si alternano sulla superficie del congegno narrativo. Essere in due luoghi, in due spazi. Sempre nello stesso momento. Ciò che conosciamo del cosmo è veicolato da immagini, fotografiche o risultanti dell'elaborazione di calcoli matematici e onde elettromagnetiche. L'immagine è il luogo elettivo dove l'universo si manifesta. Attraverso le immagini le ipotesi si condensano in entità riconoscibili. E come immagine, l'immagine porta già con sé tutta l'illusione della verità.

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Ho cercato elementi comuni delle due istanze universo e quotidiano. Ho trovato degli oggetti, dei soggetti, dei luoghi che possano fare da ponte tra i due termini. Ho costruito in maniera cosciente altre immagini, con operazioni concettuali, per verificare processi di pensiero e trovarne riscontri formali. Immagini che sembrano fotografie di costellazioni prese al telescopio ma che in verità sono accadimenti possibili in una stanza. Immagini che rimandano a forme e superfici di pianeti ma che sono le tracce di torte rimaste sulla carta da forno. Immagini di tracce puntiformi come se fossero particelle atomiche libere da ogni legame o istantanee incerte di costellazioni lontane, mentre invece sono sì particelle, ma di polvere, sospese nell'aria di una soffitta. Stornelli in volo, ancora costellazioni. Le pareti in tufo del cimitero delle Fontanelle a Napoli, possibili geografie di mondi remoti.

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Minerali e rocce sono la consistenza degli elementi reali che accomunano la terra e gli altri pianeti e sono rappresentati da fotografie di rocce raccolte nelle cave del Predil. La montagna è uno degli elementi morfologici che troviamo sulla terra e anche sui pianeti. E’ la Creta Grauzaria, il rilievo che si erge davanti a Dordolla, in val d'Aupa, nell'alto Friuli, un luogo a me caro. Alberi notturni che tendono verso una luce artificiale, stanze di motel, vegetali, gusci di cicale, stanze di casa, epifanie quotidiane d'amore, gli origami di mio figlio, gli alberi del parco dell'ex ospedale psichiatrico di Trieste visti attraverso il tetto di vetro di una serra. Il bosco di Topolò che negli anni ha accolto molte mie solitudini e liberato molti pensieri. E infine il gioco offerto allo spettatore: quello dei nomi delle foto. Alcuni, ostentatamente esotici ma altrettanto reali, parlano di Baykonur e rimandano all'immaginario collettivo che riguarda la corsa alle conquista dello spazio.

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Da piccolo mi stupivo nel guardare il mondo alla rovescia, piegato in avanti e con la testa ficcata in mezzo alle gambe. Guardare il volto di qualcun altro il cui mento si trasforma in naso, a formare goffe fisionomie a tratti terrificanti. Così ho rovesciato alcune fotografie il cui senso, nella narrazione, rimane lo stesso, ma alla visione delle stesse si somma uno straniamento percettivo.

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Continuous infinite provisional led me to a place I have never set foot before. For once, I have decided to free myself from every burden, to almost never look back. What constitutes my biography, whatever makes me who I am now, will take place in the space of this book and in an exhibition created right now, in the present, for the present. Continuous - because something happened, happens and will happen again, even when I will not exist anymore. Infinite - as my research is never fulfilled, and I have never found a God yet. Because the Universe is the image of a gaze that keeps losing focus, but at the same time it offers us footholds, actual entities: planets, constellations, galaxies. Provisional - because it is as unstable as the human being and it holds all the infinite, unpredictable variations of life and its transience. Images of the Universe and of ordinary life intentionally alternate on the narrative plot. Being in two places, two spaces, and always at the same time. What we know of the Cosmos is conveyed by images – by photos or by the outputs of mathematic calculations and electromagnetic waves. The image is the chosen place where the universe appears. Through images, the hypothesis condenses into recognizable entities. And as an image, it brings with itself all the illusion of truth. I have looked for the common elements of the two instances, the Universe and the commonplace. I have found objects, subjects, places that might connect these two worlds. I have created other images with a conscious approach, using conceptual procedures, in order to verify thinking processes and find their formal evidences. Images such as constellations photographed through a telescope, but which are also actual phenomena happening in a room. Shapes that remind the shapes and surfaces of planets are simply cake crumbs still scattered on their baking paper. Tiny dots looking like atomic particles free from any bound or snapshots of faraway constellations are actually dust particles floating in the attic. Flying starlings also become constellations. The soft volcanic walls of Fontanelle cemetery in Naples are possible geographies of far-flung worlds.   Minerals and rocks are the physical matters that the Earth and other planets share, represented by pictures of stones collected in the Cave of Predil. The mountain, as such, is in fact one of the morphological elements we find both on Earth and on other planets. Creta Grauzaria, the mountain that stands in front of Dordolla, in Val d'Aupa in northern Friuli, a place very close to me. Nocturnal trees moves towards an artificial light, motel rooms, plants, cicada husks, someone’s home, daily love epiphanies, my son's origami, the trees of park the old psychiatric hospital in Trieste seen through the glass roof of a greenhouse. The woods of Topolò, a place that has embraced my solitude and cleared my head from thoughts for many years. Finally, a game I offer to the viewers: the names of the pictures. Some, ostentatiously exotic but just as real, talk about Baikonur and bring to mind our collective imagination about space conquest. Others, instead, indubitably deal with my private life. When I was a child, I used to bend my head between my legs and look in awe at the upside-down world. Chins became noses; faces became clumsy and often terrifying. So I have overturned some pictures: their meaning, in the storytelling, remains the same, while a perceptual estrangement comes in addition to the vision.